Come fossi una bambola.

Che bambola! Si usa dire alla bella di turno , in genere bionda, alta e vestita di color confetto. Moda e bambole sono sempre andate a braccetto. La prima forma di pubblicità di moda è la cosiddetta “bambola della moda”: un manichino pubblicitario per le sarte e le modiste che veniva agghindato di tutto punto. Nel Settecento Parigi inaugurò la consuetudine di esporre due bambole a grandezza naturale abbigliate secondo l’ultima moda: la Grande Pandora, che veniva cambiata ogni volta che la foggia dell’abito mutava, e la Petite Pandora, la più piccola delle due, la quale portava anche la biancheria appropriata. La Grande e la Piccola Pandora diffusero nell’ intera Europa il “verbo” della moda parigina (Da “La moda” di Kawamura).

Una Pandora d'epoca.

Bambina con bambola, Liotard.

Ancora oggi le bambole giocano un ruolo nella comunicazione della moda ma con un’accezione prevalentemente negativa: l’ideologia dietro queste moderne bambole è che la donna perfetta, dal viso di porcellana e accondiscendente farà tutto quello che si desidera da loro.

Foto di Tim Walker per Vogue Italia, Gennaio 2012

Coco Rocha fotografata da Tim Walker per Vogue UK

Anabela Belikova in Like a Doll per Vogue Italia, Maggio 2008

Mechanical Dolls di Tim Walker, Vogue Italia. Ottobre 2011

La bambola, immutabile nel tempo, proietta l’immagine della perfezione. L’uso di Photoshop rende possibile tutto ciò. Del resto l’idea del sempre perfettibile è una nozione che torna continuamente nell’industria della moda e della bellezza. Come nella Campagna Barbie for Mac, di qualche anno fa:

Barbie for Mac Cosmetics, 2007

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