Che bambola! Si usa dire alla bella di turno , in genere bionda, alta e vestita di color confetto. Moda e bambole sono sempre andate a braccetto. La prima forma di pubblicità di moda è la cosiddetta “bambola della moda”: un manichino pubblicitario per le sarte e le modiste che veniva agghindato di tutto punto. Nel Settecento Parigi inaugurò la consuetudine di esporre due bambole a grandezza naturale abbigliate secondo l’ultima moda: la Grande Pandora, che veniva cambiata ogni volta che la foggia dell’abito mutava, e la Petite Pandora, la più piccola delle due, la quale portava anche la biancheria appropriata. La Grande e la Piccola Pandora diffusero nell’ intera Europa il “verbo” della moda parigina (Da “La moda” di Kawamura).
Ancora oggi le bambole giocano un ruolo nella comunicazione della moda ma con un’accezione prevalentemente negativa: l’ideologia dietro queste moderne bambole è che la donna perfetta, dal viso di porcellana e accondiscendente farà tutto quello che si desidera da loro.
La bambola, immutabile nel tempo, proietta l’immagine della perfezione. L’uso di Photoshop rende possibile tutto ciò. Del resto l’idea del sempre perfettibile è una nozione che torna continuamente nell’industria della moda e della bellezza. Come nella Campagna Barbie for Mac, di qualche anno fa:
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